Neoclassicismo

Introduzione di Neoclassicism di David Irwin (1997). Traduzione di Antonella Sbrilli

«Lo stile preferito da Napoleone fu quello neoclassico. I monumenti eretti per commemorare le imprese di Nelson furono neoclassici. Questi personaggi e i loro contemporanei vissero in un periodo di fermenti politici e culturali. Le loro vite, se guardate dal punto di vista delle arti visive, trascorsero sotto il segno di uno stile: il Neoclassicismo. Case, chiese, musei, banche e negozi vennero progettate per la gran parte in questo nuovo stile. E furono le forme di questo stile che gli emigranti portarono con sé nelle colonie per applicarlo alle architetture e alle decorazioni. Teiere, fibbie e lampioni stradali furono i segni quotidiani della vasta influenza, sul gusto contemporaneo, del passato classico della Grecia e di Roma. Oggi come oggi, tendiamo a considerare una situazione molto più varia, senza nessuno singolo stile predominante. Il periodo fra il 1750 e il 1830, invece, ha una sua netta fisionomia. Il Neoclassicismo tenne il campo per circa ottanta anni, mentre le deboli alternative di stili medievaleggianti ed esotici facevano una timida comparsa o venivano assorbite nell’idioma classico. Il Neoclassicismo fu uno stile molto pervasivo. Sorto in Francia e in Italia, si diffuse in tutte le direzioni, da San Pietroburgo a Edimburgo, da Filadelfia a Sydney, penetrando a tutti i livelli della società. Solo dopo il 1830, la sua posizione egemonica si indebolì seriamente. (…)

Accanto ad una profonda consapevolezza del passato, assistiamo, nel periodo neoclassico, alla fondazione dei principi del futuro sviluppo dell’arte moderna, quella che va dal 1880 in avanti. I maggiori esponenti del Neoclassicismo misero in discussione alcune delle questioni artistiche fondamentali, così come erano state accettate a partire dal Rinascimento. Gauguin, Matisse, ed altri maestri moderni avrebbero ereditato e ulteriormente esplorato proprio le idee che nacquero intorno alla data del 1800. Come una Giano bifronte, il Neoclassicismo fissava il suo sguardo contemporaneamente all’indietro e in avanti.

Dalla caduta dell’Impero romano, il filo del passato classico era rimasto sempre vivo, a volte appena percettibile, per divenire più evidente in occasione dei revival classicisti. La civiltà della Grecia e di Roma antica era considerata uno stato di perfezione, un’Età dell’Oro. Generazioni differenti la presero come modello da emulare, nel campo del pensiero, della letteratura e dell’arte. Il Rinascimento del XV e del XVI secolo fu il più celebre di questi revival. Era stato preceduto da due precedenti rinascenze, ma la più importante di esse, nel XII secolo, non aveva avuto la stessa vasta portata intellettuale né la diffusione territoriale del Rinascimento vero e proprio.

La tradizione classica, incarnata nel Rinascimento del XV e del XVI secolo, proseguì ininterrotta nei secoli successivi. Il Classicismo mantenne la sua basilare importanza per lo sviluppo dell’arte europea per tutto quel periodo che va da Raffaello all’avvento del Neoclassicismo alla metà del XVIII secolo. Questo movimento imparò molto non solo da Raffaello a dai suoi contemporanei, ma anche dai loro successori seicenteschi. Sebbene venga spesso definita l’Età del Barocco, l’arte del Seicento non può essere raccolta del tutto sotto il segno dell’eccentricità di quello stile. Coesiste e si intreccia con il Barocco, nel Seicento, un tipo di Classicismo di cui sono emblemi pittori come Poussin e Claude Lorrain, così come architetti e scultori che avevano le loro stesse vedute. Questa forma di Classicismo era ben nota alla generazione neoclassica, che si ispirò ad esso, soprattutto nella prima fase di sviluppo di questo stile.

Nei primi cinquant’anni del Settecento, il classicismo era ancora vivo in tutta Europa. Cionondimeno, è quella anche l’epoca dello stile Rococò, contro il quale la generazione neoclassica reagì energicamente, respingendo l’arte di Boucher e dei suoi contemporanei come frivola, o peggio ancora. La reazione al rococò – diversa da regione a regione – contribuì a galvanizzare una forte rinascita del Classicismo. Questo nuovo Classicismo, che più tardi sarebbe stato etichettato come “Neoclassicismo”, venne stimolato da un’ampia e accresciuta conoscenza di prima mano dell’antichità classica. Nella seconda metà del Settecento, si venne a conoscere dell’arte greca e romana antica molto più di quanto si fosse mai venuto a sapere nel passato, a partire dalla caduta di quelle civiltà. Vennero aperti i primi scavi a Ercolano e a Pompei, e importanti siti archeologici del continente greco e delle isole vennero fatti oggetto di rilievi e pubblicazioni, ed anche questo accadde per la prima volta. Questa esplosione di conoscenze relative all’arte e alla società classica andava di pari passo con autorevoli scritti teorici e storici e contribuì a un mutamento del gusto con la medesima forza degli stessi manufatti antichi.

Lo stile neoclassico è perciò caratterizzato da una forte influenza classica, che deriva non solo direttamente dal passato antico, ma anche dalla sedimentazione di quella tradizione attraverso il Rinascimento e l’arte del XVII secolo. Questo non significa, però, che lo stile neoclassico fosse esclusivamente anticheggiante nella forma e nel contenuto. Altri stili diedero il loro contributo, ancorché minore, come ad esempio lo stile medievale e quello egiziano, con l’aggiunta di elementi presi anche dalle culture dell’estremo Oriente. Per quanto riguarda i soggetti della pittura e della scultura, sebbene spesso determinati dalla storia e dalla mitologia classica, abbracciarono una più vasta gamma di fonti. Perfino soggetti presi dalla contemporaneità poterono essere trattati nello stile Neoclassico. Da tutta questa congerie, scaturì un’arte che poteva adattarsi a molti gusti e a diverse richieste. Poteva venire incontro a esigenze intellettuali o proporsi come fascinosa decorazione. Poteva essere manipolata per la propaganda politica o per scopi commerciali. Era, insomma, estremamente versatile. Il termine “Neoclassicismo” venne usato per la prima volta, nella sua accezione odierna, soltanto un centinaio di anni fa, e quindi, a differenza del termine “Romantico”, non è contemporaneo al movimento.

Recensendo nel 1893 la mostra annuale alla Royal Academy di Londra, un critico di un importante giornale disse, di un quadro di storia intitolato Il sonno degli Dèi, che “un uomo deve essere uno studioso per poter rendere il neoclassicismo in arte appena tollerabile”. Questo sprezzante commento sul dipinto di un artista minore dell’epoca vittoriana, segna l’atto di nascita in sordina della parola “Neoclassicismo”. Il termine era già stato usato nella critica d’arte, a partire dal 1881, ma solo per descrivere lo stile di Poussin.

Riferendosi alla sua arte con aggettivi come “nobile”, “solenne” e “austera”, cominciava ad emergere un vocabolario che sarebbe stato in seguito applicato all’arte del periodo fra il 1750 e il 1830. » dal 1920, che “Neoclassicismo” ha acquisito il senso generalmente accettato al giorno d’oggi. » piuttosto disorientante, però, il fatto che gli storici della letteratura applichino lo stesso termine alla produzione letteraria inglese della prima metà del XVIII secolo, mentre i musicologi lo usano per alcuni compositori dell’Ottocento e del Novecento (incluso Strawinsky). (…)

Si possono considerare tre fasi nella storia del Neoclassicismo. La prima, cioè il periodo dal 1750 al 1790 circa, fu l’epoca del Grand Tour, che era parte vitale della formazione di molti artisti, scrittori e aristocratici, offrendo la base per lo sviluppo del gusto per gli stili classici, sorto sull’esperienza diretta dei siti italiani e, più tardi, di quelli greci. Gli architetti che in questa fase aderirono al Neoclassicismo includono i grandi nomi del secolo, come Soufflot, Ledoux e Boullée in Francia, Adam in Inghilterra e Piranesi in Italia, mentre la pittura di storia costituiva la gran parte della produzione di artisti che vanno dai pionieri come Benjamin West al più celebre fra tutti i pittori neoclassici: Jacques-Louis David.

L’interpretazione del paesaggio fatta dalla generazione neoclassica abbraccia un nuovo tipo di “pittoresco” ovvero “stile naturale” dell’arte dei giardini, che incorpora edifici e sculture ornamentali neoclassiche, così come i paesaggi ideali realizzati su tela da pittori come Turner. Nelle arti decorative, corrisponde al Neoclassicismo una fioritura di prodotti in ceramica di manifatture come Wedgwood e Sèvres, nonché di carte da parati e tessuti.

Il periodo dal 1790 al 1830 corrisponde a un cambiamento di carattere dello stile neoclassico, che diventa più austero, sempre più influenzato dalla Grecia piuttosto che da Roma antica. Temi neoclassici ispirarono l’uso dell’arte come propaganda patriottica al tempo della Rivoluzione francese e dell’Impero napoleonico, e continuarono ad essere esplorati nelle pitture, nelle sculture e negli edifici successivi agli anni Novanta del Settecento. Fra gli architetti spiccano Soane in Inghilterra e in Germania Schinkel, l’artefice della Berlino moderna. Il Neoclassicismo divenne uno stile autorevole negli Stati Uniti, da poco resisi indipendenti, e insieme nelle colonie inglesi in India e in Australia, e caratterizzò con forza il primo design industriale.

La fase finale va dal 1830 all’epoca attuale. Sebbene non più dominante, purtuttavia il Neoclassicismo ha continuato ad esercitare una sua influenza, come è evidente in opere disparate come le sculture esposte nel Crystal Palace nel 1851 e gli edifici eretti da Hitler durante il Terzo Reich. Il neoclassicismo è con noi ancora oggi.»


Bibliografia

Una presentazione del Neoclassicismo in tutte le sue ramificazioni territoriali, con un capitolo finale sulla sua eredità contemporanea, da Picasso a Carlo Maria Mariani, dall’architettura giapponese degli anni Trenta al Getty Museum di Malibu, fino ai parchi dell’inglese Ian Hamilton Finlay
D. Irwin, Neoclassicism, Phaidon Press, London (Hong Kong), 1997

Tra le fonti disponibili in italiano
A. Canova, I Quaderni di Viaggio (1779-1780), Venezia, 1959
J. J. Winckelmann, Il bello nell’arte. Scritti sull’arte antica, Einaudi, Torino, 1943 – 1973
Id., Storia dell’arte nell’antichità (1764), SE, Milano,1990

Una selezione di scritti di David, si trova in
M. De Micheli, (cura) David, Delacroix, Courbet, Cézanne, Van Gogh, Picasso. Le poetiche, Feltrinelli, Milano, 1982

Ulteriori letture in italiano
AA.VV., La Pittura in Italia. Il Settecento, a cura di G. Briganti, Electa, Milano, 1990
G. C. Argan, Da Hogarth a Picasso, Milano, 1983
R. Assunto, L’antichità come futuro, Mursia, Milano, 1973
E. Castelnuovo, Arte, industria, rivoluzioni, Einaudi, Torino, 1980
A. Gonzales-Palacios, David e la pittura napoleonica, Fabbri, Milano, 1967
H. Honour, Neoclassicismo (1968), Einaudi, Torino, 1980
A. Ottino Della Chiesa, Il neoclassicismo nella pittura italiana, Fabbri, Milano, 1967
M. Praz, Gusto neoclassico (1974), Rizzoli, Milano, 1990
R. Rosenblum, Trasformazioni nell’arte (1967), La Nuova Italia Scientifica, Firenze, 1984
J. Starobinski, 1789. I sogni e gli incubi della ragione (1973), Rizzoli, Milano, 1981

Cataloghi
Berhtel Thorvaldsen, cat. della mostra, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 1990
Antonio Canova, cat. della mostra, Museo Correr, Venezia, 1992
Grand Tour: il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, cat. della mostra, Palazzo delle Esposizioni, Roma, Skira, Milano, 1997